Antonio e Cleopatra

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Liberamente tratta dall’opera omonima di W. Shakespeare

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Descrizione
Mentre si trova ad Alessandria d’Egitto alla corte di Cleopatra di cui è innamorato, Antonio viene a sapere che la moglie Fulvia (che ha combattuto contro Ottaviano) è morta, e decide di rientrare a Roma, per aiutare Ottaviano a contrastare la potenza di Pompeo. Per farsi perdonare l’opposizione di Fulvia e per rinsaldare l’amicizia, Antonio sposa Ottavia la sorella di Ottaviano. Saputa la notizia Cleopatra s’infuria. Ma l’alleanza dura poco: Antonio si rivolta contro Ottaviano e rispedisce la moglie a Roma, mentre Cleopatra mette a disposizione del suo amore la sua flotta perché possa dar  battaglia ad Azio. Per bloccare la campagna Antonio prova con la diplomazia, ma Ottaviano è irremovibile. Da parte sua, Ottaviano tratta diplomaticamente con Cleopatra, la quale si dimostra troppo disponibile con l’ambasciatore romano. Tutto questo fa ingelosire Antonio. E’ guerra: per terra ha la meglio Antonio, per mare Ottaviano.Antonio è sconfitto: vuol togliersi la vita, tanto più che Mardian, l’eunuco della regina, gli annunzia la morte di Cleopatra (era solo uno stratagemma per calmare l’ira e la gelosia di Antonio). Antonio chiede ad Eros, suo attendente, di dargli la morte, ma questi pur di non farlo preferisce uccidere se stesso.Antonio si uccide a sua volta con la stessa spada: spirerà fra le braccia del suo amore. Infine, Cleopatra, per evitare di essere umiliata e dileggiata e di essere trofeo di Ottaviano, si lascia mordere da un aspide e muore insieme con le sue ancelle. Vengono celebrati i solenni funerali.

Antonio e Cleopatra è la storia di una coppia di amanti,una grande tragedia d’amore, un grande dramma politico, l’incontro di due culture, di due mondi . E’ l’occasione per riflettere sul potere, sulle persone che lo gestiscono, esseri umani come noi. L’azione che è quella dell’amore fatale e anche quella della lotta tra i Triunviri dopo la morte di Cesare e della nascita dell’impero, percorre le città , le terre e i mari di tre continenti, Europa, Asia, Africa. Antonio e Cleopatra è la storia di una coppia di amanti, un contenitore di immagini straordinarie e ricche di fascino; è l’incontro di due culture, di due mondi.

Se l’egoismo di un uomo si ripercuote su quelli che lo circondano, quello di un re si abbatte su tutto il suo popolo. Un popolo che in questa storia è totalmente assente, mai preso in considerazione quando bisogna decidere del destino del mondo e dell’umanità.  La nuova forma tragica elaborata da Shakespeare nell’Amleto e poi elaborata in Otello, Macbeth e Re Lear, una forma tale da rappresentare il grande processo di trasformazione del mondo, che è poi il passaggio dal Medioevo all’età moderna; una forma mai chiusa, mai risolta, ambigua e problematica, trova nell’Antonio e Cleopatra, presumibilmente del 1608 , la sua espressione più ricca.

La mescolanza di comico e tragico, la illimitata libertà spaziale e temporale appresa dal teatro medioevale, le trasgressioni sceniche e linguistiche sono tutti elementi che raggiungono in questa opera della piena maturità del drammaturgo il loro vero e proprio apogeo.

La fonte, “le Vite di Plutarco” viene piegata, secondo l’uso costante di Shakespeare, alle esigenze espressive; le ventiquattro ore del dramma classico diventano anni e gli anni della fonte, della storia, possono diventare giorni e minuti.

Il teatro rimane spettacolo, rappresentazione, divertimento, rito, ma si fa soprattutto esperienza attraverso cui conoscere. Antonio e Cleopatra più di altri testi ha vissuto del confronto, del raffronto con gli anni in cui veniva messo in scena, con le peripezie che ruotano attorno al potere, con le caratteristiche sociali e politiche dell’epoca in cui è stato messo in scena; moltissimi allestimenti teatrali, ma anche cinematografici, hanno trovato giusto adattare il testo e renderlo contemporaneo all’epoca dell’allestimento; altri hanno seguito strade diverse, sperimentali o meno, storicizzanti o meno, tutti comunque hanno affrontato, conAntonio e Cleopatra, il problema di “scegliere” una “via”, una “chiave di lettura” e di messinscena.

 

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